Ricardo Piglia, Solo per Ida Brown

In Bersaglio Notturno (Feltrinelli, trad. di Pino Cacucci) lo avevamo lasciato nella provincia remota di Buenos Aires. Questa volta, invece, in Solo per Ida Brown (ed. orig. 2013, trad. di Nicola Jacchia, Feltrinelli, 2017), l’ultimo romanzo di Ricardo Piglia pubblicato prima della sua morte, Emilio Renzi è in partenza per il New Jersey.

Come Piglia, che ha insegnato per molti anni negli Stati Uniti, il suo alter ego è stato chiamato da una prestigiosa università in qualità di visiting professor. Alcuni colleghi hanno pensato proprio a lui per il seminario di letteratura inglese sull’opera di W. H. Hudson i cui destinatari sono giovani dottorandi cinici e preparatissimi, come il Nostro avrà modo di notare fin dalla prima lezione: “Le sei reclute sedute insieme a me intorno alla scrivania erano tese e all’erta come giovani assassini alle prime armi rinchiusi in una prigione federale” (p. 30). Prematuramente abituati alla rivalità, naufraghi nelle acque ferme degli studi postcoloniali, la loro caratterizzazione anticipa, per analogia, l’ingresso in scena dei professori, tutti potenziali serial killer, perché nel campus serpeggia una ferocia sotterranea cui nessuno è estraneo.

Dopo qualche tentennamento, Emilio Renzi coglie l’occasione che gli è stata offerta, anche per allontanarsi da un lungo periodo di stasi esistenziale:

“Mi ero da poco separato dalla mia seconda moglie, vivevo da solo in un appartamento di Almagro che un amico mi aveva prestato; non pubblicavo nulla da così tanto tempo che una sera, all’uscita da un cinema, una bionda che avevo abbordato con un pretesto qualsiasi rimase di stucco quando seppe il mio nome perché credeva fossi morto” (p. 14).

Riesce a congedarsi da Buenos Aires, ma non dall’inerzia allucinata in cui è caduto, che il suo medico tende ad attribuire a un eccesso di alcol e di stanchezza. Il suo stato psicofisico altera il soggiorno statunitense potenziando le sue già sviluppate doti investigative, cui deve fare ricorso fin da subito, perché, il tempo di trasferirsi nel tranquillo sobborgo, di infilarsi in una relazione clandestina, ed è coinvolto in una macabra vicenda; la vittima è proprio la sua nuova fiamma. Si chiama Ida Brown e ha mantenuto fede al suo nome (Ida in spagnolo significa andata, il sostantivo derivato dal verbo andare) morendo in un incidente stradale la cui dinamica rimane a lungo poco chiara. Emilio Renzi resta inchiodato al suo ricordo, ossessionato dalla risoluzione del caso, che sembrerebbe coinvolgere anche un gruppo terrorista. Fino a qualche attimo prima dell’incidente, Ida Brown era una celebrità del mondo accademico, “sempre circondata da studenti […] dicevano fosse una snob, che cambiasse teoria ogni cinque anni e che ogni suo libro fosse diverso dal precedente perché rispecchiava la moda del momento, ma in realtà tutti ne invidiavano l’intelligenza e il valore” (p. 17).

È la letteratura che condurrà il professore-detective alla risoluzione del caso: le opere analizzate da Ida, i libri che ha sottolineato, su cui ha scritto appunti, il pensiero degli autori che trattava nei suoi corsi, che erano i più gettonati dell’ateneo, perché dedicati alla “tradizione di quegli scrittori che si opponevano al capitalismo da una posizione arcaista e preidustriale” (p. 18). Dalla beat generation agli ecologisti, dai populisti russi gli autori anarchici attratti dal primitivismo, il succoso materiale ideologico tanto apprezzato dai giovani letterati alla ricerca di forme di radicalizzazione diventa la pista valida per le indagini solitarie di Emilio Renzi, che è innanzitutto un lettore insaziabile, come aveva già dimostrato in Respirazione artificiale (SUR, trad. di Gianni Guadalupi, 277 pagine). Il nodo interpretativo che riesce a sciogliere riguarda tanto gli studi di Ida, il segreto del suo successo, quanto il suo omicidio, solo in apparenza scollegati. Infatti, si dà il caso che Unabomber, il celebre bombarolo seriale, abbia ispirato Ricardo Piglia nell’elaborazione del profilo di un omicida la cui idea di robinsonismo assume una forma tipicamente odierna della prevaricazione, in cui l’esercizio della violenza è dettato dalla volontà di farsi ascoltare, come i terroristi e gli autori delle stragi, perché disseminare la paura apre le porte dell’opinione pubblica e accompagna verso le luci della ribalta del dibattito internazionale.

La trama investigativa e l’ampia panoramica che Piglia regala al lettore sulla letteratura della wilderness, da Thoreau a Conrad, passando per Horacio Quiroga, si appoggiano a personaggi memorabili che di letteratura sono imbevuti. Un paio di esempi: Don D’Amato, chair di Modern Culture and Film Studies, nonché veterano della Guerra di Corea, nella cantina della casa vittoriana dove vive ha fatto costruire un acquario per dare alloggio al suo squalo; l’anziana vicina Nina Andropova, a cui è dedicato un intero capitolo, un viaggio sorprendente nella lingua e nella letteratura russa intrapreso nel salotto di questa mite signora “estranea alle contingenze del momento” (p. 81).

Con Solo per Ida Brown, Ricardo Piglia pare suggerire, e lo fa magistralmente, l’importanza della lettura in uno scenario poliziesco in cui non è la realtà a trarre in inganno con le sue apparenze, bensì l’universo narrativo alternativo che scaturisce dalla letteratura a suggerire la verità. 

 Questo testo è apparso su L’indice (novembre 2017)

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