Renzo si perde

Suggestionato dall’atmosfera della sommossa, Renzo – un po’ entusiasta, un po’ incosciente – si ritrova a partecipare ai tumulti di Milano senza nemmeno capire bene che cosa stia succedendo. Viene arrestato ma riesce a scappare aiutato dalla folla.
Qui, nelle righe che ho fotografato, sta cercando di passare il confine verso i territori della Serenissima, per raggiungere il Bergamasco. Cerca l’accesso al fiume, l’Adda, e si perde nel bosco. Viene la sera e porta l’inquietudine.
Pregando, rivolgendosi direttamente ai defunti, Renzo tiene a bada il mondo pauroso delle fiabe. Mentre tende l’orecchio per cercare il rumore dell’acqua, parla ai morti per non cedere alla fantasticheria fiabesca dove signoreggiano i fantasmi.
Troverà poi dove potere dormire al riparo dall’umidità e riuscirà finalmente a prendere sonno, grazie al sopraggiungere del senso di colpa, il timore di essersi comportato male a Milano. Il senso si colpa lo acquieta, è un instradamento attraverso cui Renzo recupera il sé dopo avere rischiato di perderlo nei gorghi dell’immaginario.
Sono righe stupende.

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