Il vestito messicano: una storia brevissima

È venuta a Aguascalientes perché solo qui avrebbe potuto rincontrarlo. Gliel’aveva detto Madame Yvonne quando le aveva consegnato l’ultima mensilità, prima di regalarle il vestito: “Sei sempre stata troppo pallida, m’hija, ricorda di pizzicarti le guance prima di arrivare”.

Ora che è arrivata si siede sul bordo del letto, abitua lo sguardo e allarga le narici: la pitaya che abbellisce il corridoio è fiorita proprio stanotte. I fiori, quelle grosse eliche bianche, si aprono solo al buio, le diceva, raggiungono il loro splendore intorno all’una di notte per poi cadere a terra con i primi raggi di luce. Gliene aveva descritto così bene il profumo che adesso era certa di poterlo riconoscere senza averlo mai sentito. Più di una volta le aveva parlato della sua terra, mentre lei seguiva con la punta della lingua inumidita la linea della clavicola imparando a memoria una geografia che non conosceva.

Si veste di fronte allo specchio che le taglia la fronte. I rametti di gelsomino si allungano sui fianchi e i colibrì ricamati prendono forma sopra le gambe. La scollatura è ampia ma lei la chiude con una spilla in filigrana genovese.

Lascia la porta aperta dietro di sé. Sull’uscio della locanda ripete una, cento volte il suo nome senza riuscire a pronunciarlo come vorrebbe: la lingua inciampa, come sempre, nel punto dove la erre si arrotola, tra la settima e la quinta consonante dell’alfabeto spagnolo, prima che una vocale possa arrivare in suo aiuto. Allora estrae le ossicine dalla bisaccia e inizia a fischiarci dentro: Cerro del Muerto, Aguascalientes, Tierra de Dios y María Santísima, alúmbrale los pies al muerto, alúmbralos, perché per troppe notti ti ho aspettato immaginando di riconoscere il tuo sguardo negli occhi dei pipistrelli e il male che ti hanno fatto nelle spine del nopal.

Da Santa Rosa, California, fino a Los Mochis, Sinaloa, da Colotlán, Jalisco, a Forth Worth, Texas, ha inseguito il ricordo di quelle labbra bluastre e sottili come i petali dei tulipani sul tavolo tarlato del bordello di Madame Yvonne. Madre Nuestra y Reina de todos los Santos, ruega por él y guía mis pasos hacia donde está descansando. È venuta ad Aguascalientes per festeggiare, è venuta per brindare al tempo che si muove ancora e per rendere omaggio al suo ritratto nella cenere. 

È il profumo della pitaya a condurla nel punto esatto della sepoltura, vicino all’albero cavo dove i pipistrelli dondolano al vento.

Una precedente versione di questo testo, tradotta in inglese, è apparsa nel 2014 all’interno di un cd.

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